top of page

Airbnb vale 53 miliardi per l'Europa: e non parliamo solo di vacanze

  • 10 mar
  • Tempo di lettura: 4 min

Aggiornamento: 2 giorni fa

Airbnb vale 53 miliardi per l'Europa

Airbnb vale 53 miliardi per l'Europa e diciamocelo: quando sentiamo parlare di affitti brevi, la mente va subito alle settimane al mare, ai weekend romantici, ai city break dell'ultimo minuto. È un'associazione automatica, quasi inevitabile. Eppure i numeri che emergono dal 2025 costringono a rimettere in discussione questa lettura.

Un sondaggio paneuropeo commissionato dalla stessa Airbnb ha fotografato una realtà più complicata: oltre 114 milioni di arrivi in Europa nel corso dell'anno, 53,2 miliardi di euro di contributo al PIL dell'Unione, più di 900.000 posti di lavoro sostenuti. Numeri che non tornano, se li si spiega soltanto con le vacanze.



Chi affitta una stanza mentre cerca casa


Quante volte ci si ritrova ad aver bisogno di un posto dove stare — non per piacere, ma per necessità? Stai cercando un appartamento e i tempi si allungano. Ti sei spostato per un contratto di lavoro. Devi seguire una terapia in un'altra città per settimane. Sono situazioni comuni, banali quasi, eppure poco considerate nel dibattito pubblico sugli affitti brevi.

In Italia, l'84% degli intervistati ha dichiarato di aver avuto almeno una volta bisogno di un alloggio transitorio — un punto percentuale sopra la media europea, che si ferma all'81%. Ma la cosa più interessante riguarda i motivi: il 27% di chi ricorre a questi alloggi lo fa mentre è alla ricerca di una soluzione abitativa stabile, il 24% per lavoro o studio, il 23% per motivi medici. Le vacanze, per quanto presenti, non sono nemmeno la voce principale.

George Mavros, che per Airbnb si occupa delle relazioni istituzionali con l'Unione Europea, ha sintetizzato il punto in modo diretto: per milioni di persone un alloggio temporaneo non è un lusso, è qualcosa di cui hanno semplicemente bisogno. Una posizione che suona anche come una richiesta precisa: riconoscere gli affitti brevi come parte dell'infrastruttura abitativa, non come un'appendice del settore turistico.



Il sommerso della mobilità sanitaria e Parigi 2024: il test su larga scala


C'è un fenomeno che passa quasi sempre in secondo piano: in Italia, circa un milione di pazienti ogni anno — l'8,8% dei ricoveri complessivi — è costretto a curarsi fuori dalla propria regione. Settimane lontano da casa, famiglie che devono trovare sistemazioni decenti vicino agli ospedali, spesso in città dove non conoscono nessuno.

Per queste situazioni, la piattaforma diventa qualcosa di molto diverso da un'app per prenotare vacanze. E per i casi più estremi — emergenze, sfollamenti, crisi umanitarie — esiste Airbnb, organizzazione non profit nata nell'orbita di Airbnb che dal 2020 ha offerto oltre 1,6 milioni di notti gratuite a più di 250.000 persone. Le Olimpiadi dello scorso anno hanno rappresentato il più grande stress test della storia della piattaforma: quasi 700.000 ospiti, provenienti da 160 paesi diversi, concentrati in poche settimane. L'offerta di alloggi nella regione parigina è cresciuta del 35%, attingendo non a nuove strutture ricettive costruite per l'occasione, ma agli appartamenti di privati già esistenti. Un sistema distribuito che, quando funziona, riesce a rispondere a picchi di domanda che le infrastrutture tradizionali non riuscirebbero ad assorbire.



Chi sono davvero gli host


Nel dibattito sulle grandi città — Roma, Barcellona, Amsterdam — circola spesso un'immagine precisa dell'host tipo: l'investitore spregiudicato, il fondo immobiliare travestito da privato, chi ha rastrellato appartamenti per svuotare i quartieri centrali. È un'immagine che ha una sua logica, ma che i dati ridimensionano almeno in parte.

L'80% degli host europei affitta una sola abitazione intera. Quasi la metà — il 47% — dice che i proventi gli permettono di restare nella casa in cui vive già. Non sono profili da speculatori: sono persone che usano quello che hanno per arrotondare, spesso per reggere il peso di un mutuo o di un affitto.

Quanto agli effetti sul mercato immobiliare, nel 2025 gli annunci relativi ad abitazioni intere occupate per 120 notti o più rappresentavano lo 0,13% del totale delle unità abitative nell'Unione Europea. Una percentuale così bassa da invitare, quantomeno, a una lettura più sfumata del fenomeno — prima di tirare conclusioni.




Domande frequenti su affitti brevi: dati, mercato e opportunità per i proprietari


Gli affitti brevi convengono ancora nel 2026?

Sì, i dati mostrano una crescita strutturale del settore, con oltre 114 milioni di arrivi in Europa e un contributo di più di 53 miliardi di euro al PIL nel 2025.


Quanto vale il mercato degli affitti brevi in Europa?

Secondo dati recenti, il settore ha generato oltre 53,2 miliardi di euro di contributo economico, sostenendo circa 900.000 posti di lavoro.


Gli affitti brevi servono solo per il turismo?

No, una parte significativa della domanda è legata a esigenze temporanee come lavoro, studio, motivi medici o ricerca di casa.


Chi sono davvero gli host di Airbnb?

La maggior parte degli host europei non è composta da grandi investitori: circa l’80% affitta una sola proprietà e molti utilizzano gli affitti brevi come integrazione al reddito.


Gli affitti brevi influenzano il mercato immobiliare?

Secondo i dati disponibili, le abitazioni utilizzate stabilmente per affitti brevi rappresentano una percentuale molto bassa del totale, intorno allo 0,13% nell’Unione Europea.


Perché la domanda di affitti brevi continua a crescere?

La crescita è legata alla flessibilità degli alloggi, alla mobilità lavorativa e alla necessità di soluzioni temporanee oltre al turismo tradizionale.


Come sfruttare la crescita degli affitti brevi a Roma?

Per sfruttare al meglio il mercato è fondamentale una gestione professionale che ottimizzi pricing, visibilità e qualità del servizio, massimizzando i guadagni per il proprietario.


 
 

Richiedi maggiori informazioni

Via Del Governo Vecchio n.48

Roma

+39 3478252830

Thanks for submitting!

bottom of page